Traduzione e adattamento di una lezione tenuta presso il Centro di Riabilitazione Libertà del Dagestan
Le tre fasi dello sviluppo umano: una prospettiva sociologica
La dipendenza va compresa in un contesto sociologico più ampio, analizzando lo sviluppo umano attraverso tre fasi fondamentali:
- La fase di dipendenza (0-13 anni): il bambino è completamente dipendente dai genitori sia fisicamente che emotivamente. Riceve nutrimento, protezione e formazione morale. In questo periodo, si forma la base dell’identità attraverso l’interazione con i caregivers.
- La fase di indipendenza (adolescenza e giovane età adulta): la persona dovrebbe gradualmente acquisire autonomia. I genitori idealmente dovrebbero fornire gli strumenti educativi necessari e poi “liberare” il giovane nell’oceano della vita, dove attraverso sfide e difficoltà costruirà la propria identità indipendente. Questa fase comporta l’esperienza diretta delle conseguenze delle proprie azioni, la capacità di auto-sostentamento e lo sviluppo di una visione personale del mondo.
- La fase di interdipendenza (età adulta matura): è la fase in cui la persona, avendo sviluppato una propria identità solida, entra in relazione con la comunità in modo costruttivo. Si sposa, diventa parte attiva della società e ha qualcosa da offrire agli altri. Questa fase si caratterizza per la capacità di equilibrare il dare e il ricevere nelle relazioni sociali.
Il falso passaggio all’età adulta
Un problema cruciale nelle società contemporanee, particolarmente evidente nelle culture del Caucaso, è il passaggio diretto dalla fase di dipendenza a quella di interdipendenza senza mai aver vissuto la necessaria fase di indipendenza. Molti giovani si sposano e assumono ruoli sociali “adulti” senza aver mai sviluppato una vera identità autonoma.
Queste persone hanno ricevuto “un biglietto falso per la vita adulta”. Esteriormente sembrano adulti, ma interiormente rimangono adolescenti o bambini dipendenti:
“Queste persone camminano nella società e raccontano assurdità… parlano di religione, raccontano come le cose dovrebbero essere, ma non sanno nemmeno di cosa stanno parlando, non c’è comprensione. E queste persone, essendo ancora dipendenti, infantili dentro, adolescenti, cercano di raccontare cose intelligenti nella vita adulta che è stata imposta loro, senza capire che ogni cosa ha le sue fasi, la sua pertinenza, la sua tempestività.”
Non hanno mai vissuto l’esperienza dell’indipendenza che permette di testare la propria capacità di affrontare difficoltà, provvedere a se stessi e costruire una reale autonomia. Questa mancanza genera un vuoto interiore che spesso si manifesta attraverso comportamenti problematici, tra cui la dipendenza.
Gli stati dell’Io: l’analisi transazionale applicata
L’analisi transazionale, sviluppata da Eric Berne, offre uno strumento utile per comprendere la personalità umana attraverso tre stati dell’Io:
- Il Bambino (“voglio”): lo stato emotivo, impulsivo, orientato al desiderio immediato. Si manifesta con frasi come “Voglio questo subito!” e comportamenti che cercano gratificazione immediata senza considerare le conseguenze.
- Il Genitore (“devi”): lo stato normativo, critico, che giudica e impone regole. Si esprime attraverso giudizi, consigli non richiesti e toni autoritari.
- L’Adulto (analisi razionale e azione): lo stato equilibrato che analizza la realtà e agisce in modo appropriato. È capace di prendere decisioni ponderate valutando pro e contro, e di pianificare azioni efficaci.
Nella personalità dipendente si osserva una continua oscillazione tra lo stato del Bambino e quello del Genitore, senza mai accedere veramente allo stato dell’Adulto:
“Guardate cosa succede qui: qualcuno fa sempre prediche a qualcun altro, dà consigli, poi quello inizia a giustificarsi, e poi ribalta la situazione dicendo ‘E tu allora? Non eri così anche tu?’ E i ruoli si invertono. Ci sono solo due ruoli, manca la via di mezzo, la razionalità, il buon senso.”
Questa dinamica disfunzionale genera un comportamento caratterizzato da manipolazione, giustificazioni e consigli eccessivi, che impedisce lo sviluppo di una personalità equilibrata e matura.
Un approccio in tre fasi per affrontare i problemi
“Secondo l’analisi transazionale e i dodici passi, il meccanismo funziona così: il primo passo è ‘Ho un problema’ – non ho una casa. Il secondo passo è raccogliere informazioni su come fare correttamente. Il terzo passo, per non controllare e non essere nervoso, è coinvolgere la spiritualità – semplicemente agire e affidare il risultato a un Potere Superiore, all’Onnipotente.”
- Riconoscere il problema: Identificare chiaramente cosa si vuole ottenere o quale difficoltà si sta affrontando.
- Raccogliere informazioni: Determinare cosa è necessario fare, quali azioni concrete intraprendere.
- Agire con fiducia: Implementare le azioni necessarie senza ossessionarsi per il controllo, affidando il risultato a un potere superiore.
Spesso le persone con problemi di dipendenza saltano dalla identificazione del problema direttamente all’affidamento spirituale, omettendo la parte fondamentale della pianificazione e delle azioni concrete:
“Passano dal primo passo – ‘Ho bisogno di una casa’ – direttamente ad affidare tutto a Dio, senza nessuna azione intermedia, nessun ordine, nessuna struttura.”
Questa mancanza di metodo e pianificazione riflette l’immaturità emotiva e la tendenza all’impulsività tipica della personalità dipendente.a e la tendenza all’impulsività.
La dipendenza come fuga e visione a tunnel
La dipendenza, sia da sostanze che comportamentale, è essenzialmente un sintomo di immaturità e un modo per fuggire dal confronto con la realtà e con le responsabilità della vita adulta:
“L’uso di sostanze è semplicemente un sintomo, è uno dei sintomi che derivano da questo problema. È dove sei fuggito. Ti sei rifugiato lì e ti nascondi, ti nascondi, ti nascondi…”
Qualsiasi dipendenza rappresenta un tentativo di isolarsi e semplificare un mondo percepito come troppo complesso:
“L’orientamento di qualsiasi ossessione è isolarsi, cioè restringere completamente la propria visione su un’unica cosa, qualunque essa sia – allenamento, lavoro, donna, famiglia. Oltre a questo c’è molto altro nella vita che dovrebbe essere messo in ordine, ma la persona ha una visione completamente ristretta, una sorta di visione a tunnel della vita, ed è ossessionata solo da questo obiettivo.”
Questa visione a tunnel crea un’oasi illusoria, un mondo separato e controllabile:
“Hai visto come giocano al casinò? Anche lì c’è questo mondo privato dove ti chiudi dentro e pensi di poter battere il sistema…”
La dipendenza diventa così un modo per evitare la complessità delle relazioni umane, delle responsabilità adulte e dei problemi esistenziali che la vita comporta. È un sintomo di un problema più profondo, piuttosto che il problema principale.
Le dimensioni della dipendenza: un approccio bio-psico-socio-spirituale
Dimensione biologica
La dimensione biologica della dipendenza include elementi neurologici e fisiologici:
- Effetti sul sistema nervoso: Le sostanze alterano il funzionamento del sistema nervoso creando squilibri nei neurotrasmettitori.
- Predisposizione neurologica: Alcune persone possono avere una maggiore vulnerabilità biologica alle dipendenze.
- Nevrosi: La dipendenza si associa spesso a tratti come l’ipersensibilità, l’insicurezza e la tendenza a interpretare male le interazioni sociali.
La dimensione biologica è importante, ma rappresenta solo un aspetto del problema complessivo.
Dimensione psicologica
La componente psicologica comprende modelli comportamentali e tratti di personalità che predispongono alla dipendenza:
- Ostinazione ed egocentrismo: La personalità dipendente è spesso caratterizzata da una rigida caparbietà.
- Bassa autostima: Dietro atteggiamenti apparentemente orgogliosi si nasconde spesso una profonda insicurezza.
- Mancanza di struttura: Assenza di disciplina, capacità di pianificazione e organizzazione.
“L’ostinazione, la caparbietà, questo egocentrismo insieme all’orgoglio, dietro cui si nasconde una bassa autostima, formano quello che potremmo chiamare ‘arbitrarietà’ – fare le cose a modo proprio. E questa arbitrarietà spesso non ha disciplina, struttura di pensiero, struttura di comportamento.”
Questo insieme di tratti crea un terreno fertile per lo sviluppo di comportamenti compulsivi e dipendenze.
Dimensione sociale
La dimensione sociale riguarda il modo in cui la persona si relaziona con gli altri e percepisce il proprio ruolo nella società:
- Incongruenza dell’io: Un divario tra come la persona si vede e come percepisce che gli altri la vedano.
- Dipendenza dall’opinione altrui: Una forma di dipendenza particolarmente diffusa in molte culture.
- Mancanza di accettazione sociale: Sensazione di non essere adeguatamente riconosciuti per il proprio valore.
“Nel PNL [Programmazione Neuro-Linguistica] c’è un buon concetto: il concetto di ‘IO’, cioè come mi vedo nella società e come penso che la società mi veda. Questo è molto importante: se queste due percezioni non coincidono, c’è tensione, e questa tensione porta a meth, alla lirica [oppiacei], al Tramadol, allo shabù [metanfetamine]…”
La domanda fondamentale diventa: “Ti soddisfa chi sei? Ti soddisfa il tuo ruolo nella società?” L’insoddisfazione rispetto alla propria identità sociale è spesso alla base dei comportamenti di dipendenza.
Dimensione spirituale
La componente spirituale non si riferisce necessariamente alla religiosità, ma al rapporto con se stessi e con un senso più ampio di significato:
- Rapporto con se stessi: Come la persona si prende cura del proprio benessere complessivo.
- Valori e significato: La presenza o assenza di un sistema di valori che dà significato alla vita.
- Vuoto esistenziale: La sensazione di mancanza di scopo che molti dipendenti cercano di colmare.
“Nel contesto della spiritualità, non si tratta di convinzioni religiose, ma del rapporto con se stessi. Sei spirituale nei confronti di te stesso? Anche dal punto di vista della religione, il tuo corpo ha un obbligo nei tuoi confronti, un diritto su di te, cioè devi trattare nel miglior modo possibile questa salute, questo corpo che ti è stato dato.”
La dimensione spirituale riguarda quindi la capacità di onorare se stessi e trovare un significato più profondo nell’esistenza.
La dipendenza dall’opinione altrui
Una forma particolarmente insidiosa di dipendenza, diffusa in molte culture, è la dipendenza dall’opinione altrui:
“La dipendenza più terribile è veramente la dipendenza dall’opinione delle persone, l’insoddisfazione per l’approvazione della società. Spesso inizia in famiglia, quando i nostri cari cercano di motivarci, portando esempi… ‘Guarda quello, guarda quell’altro…'”
Questo confronto costante con gli altri inizia spesso in famiglia come un tentativo malinteso di motivazione, ma produce effetti diversi a seconda delle persone:
“Su alcuni ha un effetto positivo, sviluppa una sorta di ‘rabbia sportiva’, ma su altri ha l’effetto opposto, li abbatte ancora di più. Gli dici ‘Sei un debole?’ e lui pensa ‘A quanto pare sono un debole’…”
Questa forma di dipendenza diventa particolarmente problematica perché è socialmente accettata e persino incoraggiata in molti contesti, ma può essere devastante per l’autostima e spingere verso altre forme di dipendenza come meccanismi di compensazione.
L’egoismo mascherato e la mancanza di empatia
Un tratto comune nelle persone con problemi di dipendenza è l’egocentrismo mascherato da indifferenza per le conseguenze del proprio comportamento:
“Mi senti dire ‘Non faccio del male a nessuno’, ma non funziona così. Se un membro della mia famiglia soffre, mi fa male, perché a differenza di te, io provo empatia e compassione per i miei cari. Tu non le hai perché sei un egoista completo, capisci?”
Questo egocentrismo si manifesta in una fondamentale incapacità di vedere oltre i propri bisogni immediati e di riconoscere l’impatto del proprio comportamento sugli altri, specialmente sui familiari:
“La compassione esiste, l’empatia esiste. Quando inizi questo percorso di dare, di aiutare, di empatizzare, di lavorare insieme all’interno della famiglia, il concetto di valore familiare… non è solo ‘Ho una famiglia, loro hanno me, è fantastico che non sia solo’. No, è un lavoro interno, è un lavoro.”
Il recupero comporta quindi lo sviluppo della capacità di dare, non solo di ricevere, e di costruire relazioni basate sulla reciprocità piuttosto che sullo sfruttamento.
Il recupero come processo di crescita tardiva
Il recupero dalla dipendenza non è semplicemente smettere di usare sostanze, ma intraprendere quel processo di crescita personale che è stato evitato attraverso la fuga nella dipendenza:
“Tutto ciò che ho detto vi attende quando uscirete da questa storia di uso, di irresponsabilità, di un certo tipo di filosofia… e quello che ho toccato qui è solo una piccola parte di ciò che incontrerete nella vita.”
I primi due anni di sobrietà sono descritti come particolarmente critici:
“La domanda è chi sarà più paziente nel percorso di riabilitazione… e dopo due anni di recupero luminoso, inizierai a capire cosa sta succedendo e come sta succedendo.”
È importante comprendere che cambiare ambiente non è sufficiente per cambiare se stessi:
“Il mondo è com’è. Non c’è differenza. I luoghi cambieranno, ma tu non cambierai perché i luoghi cambiano. Come sei qui in questa stanza, se ora ti portassi al Ministero, le emozioni svanirebbero in 3 giorni e saresti lo stesso ragazzo. Non c’è differenza. Se volassimo ora su un’isola con qualsiasi di voi, al terzo giorno sareste la stessa persona noiosa e senza senso. Non c’è differenza.”
Il recupero richiede ascolto, disciplina e rispetto delle regole:
“Superare questo significa semplicemente ascoltare e fare ciò che ti viene detto… Voglio essere circondato da persone che seguono le regole, che guidano secondo le regole, perché io viaggio con la mia famiglia e non voglio rischi… Credo che anche voi vogliate questo. E se lo volete per voi stessi, cercate anche di dare qualcosa in cambio.”
La significanza dell’esistenza
La lezione si conclude con una riflessione sulla significanza della vita umana e sull’importanza di lasciare un’eredità positiva:
“Immaginate semplicemente che in questo momento stiamo lasciando istantaneamente questa vita… lì fuori, qualcosa sta cambiando? No, niente cambia. Solo i nostri cari a casa saranno un po’ in lutto per un po’, secondo il regolamento di quanto tempo di solito dura, e poi la vita continua. Questo è il nostro significato in questa vita. L’unica cosa che rimane è la traccia di ciò che hai lasciato di te, che memoria hai lasciato di te, chi eri veramente…”
Questa riflessione invita a considerare quale eredità si vuole lasciare e quale significato dare alla propria esistenza oltre la soddisfazione immediata dei desideri. Rappresenta una chiamata ad abbracciare una visione più matura e responsabile della vita, che è l’essenza stessa del recupero dalla dipendenza.
Conclusione
La dipendenza emerge da questa analisi non come un semplice problema di uso di sostanze, ma come un sintomo di un arresto nello sviluppo personale. È una manifestazione di immaturità emotiva, di fuga dalle responsabilità e di una fondamentale incapacità di affrontare la realtà nella sua complessità.
Il recupero rappresenta la ripresa di quel viaggio verso la maturità che è stato interrotto attraverso la fuga nella dipendenza. Richiede pazienza, disciplina e la disponibilità a crescere oltre i confini dell’egocentrismo infantile verso una vera identità adulta capace di relazioni autentiche e di contributo sociale.
La domanda finale è: “Ti soddisfa chi sei?” La risposta a questa domanda può essere l’inizio di un viaggio di autentica trasformazione.
Questo articolo è una traduzione e un adattamento di una lezione tenuta presso il Centro di Riabilitazione Libertà del Dagestan da Shamil Magomedovich Rajabov. La trascrizione originale è stata elaborata per renderla più accessibile al pubblico italiano, mantenendo fedelmente i concetti fondamentali espressi.
Trascrizione integrale tradotta in italiano
Ecco, ieri vi ho dato una spiegazione breve di cos’è la dipendenza nel contesto della sociologia. Cioè, ogni sviluppo si divide in fasi.
La prima fase è la dipendenza. Cioè, da zero a 13 anni. In questo periodo siete dipendenti in senso sociale, cioè da chi? Dai vostri genitori. Fisicamente, nel senso che vi nutrono, moralmente, spiritualmente, in qualche modo vi danno del bene, e tutta questa gamma è dipendenza.
E se i vostri genitori agiscono correttamente, diciamo… beh, non agiscono, ma in teoria dovrebbero, idealmente, lasciarvi andare, darvi una certa educazione, una certa guida e mandarvi nell’oceano aperto chiamato vita, dove trovereste questa indipendenza.
Cioè, essere indipendenti, essere una persona completa, trovare questa completezza superando alcune difficoltà della vita – dal punto di vista fisico, dal punto di vista della sicurezza, nutrendovi, dandovi sangue, vestendovi, per così dire. L’appartenenza sociale, quando ti percepiscono come una personalità a sé stante, cioè non sottintendono “ah, è il figlio di qualcuno”, ma “lui stesso chi è?”. “Beh, è nessuno”. Capito? Ma proprio, lui chi è? Il figlio di qualcuno. Capito? In questo contesto, questo è proprio il periodo di indipendenza.
C’è un terzo periodo, l’interdipendenza: è quando ti sei sposato, sei diventato una persona pubblica, diciamo. Cioè, hai qualcosa da dare alla società. Cioè, ti trovi nel concetto di comunità, sì. È molto difficile, certo. Anche qui, diciamo, ci potrebbe essere un gruppo, ma è improbabile che andiate tutti insieme verso qualcosa di buono. Qui ci sono delle unità, delle unità che tra loro hanno trovato una sorta di connessione e parlano di qualcosa di buono. Per la maggior parte, probabilmente, si rincorrono blockbuster, raccontano, non so chi cosa, beh, in generale, c’è poco di positivo.
Ed ecco che ci sono persone, diciamo, per lo più socialmente… da noi nel Caucaso è particolarmente sviluppato, che hanno semplicemente ricevuto un biglietto falso, diciamo, per la vita adulta, diventando interdipendenti senza essere stati qui [nell’indipendenza]. Si sono sposati, capito? E ora camminano nella società e raccontano assurdità complete, capito? Fanno i sapienti, raccontano cose religiose, raccontano come le cose dovrebbero essere, quando lui stesso non sa nemmeno di cosa sta parlando, non c’è comprensione.
E questa persona, essendo dipendente, diciamo infantile dentro, un adolescente, qui nella vita adulta che gli è stata imposta, cerca di raccontare cose intelligenti senza capire che ogni cosa ha le sue fasi, la sua pertinenza, la sua tempestività. Questa è la storia della dipendenza, capito?
Cioè, ecco due… se aggiungiamo qui l’analisi transazionale, se qualcuno ha sentito, sì, probabilmente, Eric Berne, chi è, probabilmente molti hanno sentito, perché ora è di moda. Beh, lui ha diviso la personalità umana in tre stati dell’ego:
Il bambino, cioè “voglio”. Il genitore, “devo”. E l’analisi, “come è giusto”, e l’azione: qui c’è l’analisi, l’adulto maturo.
Beh, per la maggior parte, ecco dove ci troviamo… anche qui, guardate, continuamente qualcuno fa prediche a qualcun altro, dà consigli, capito? Poi quello inizia a giustificarsi, poi prende e dice “E tu allora, non eri così e così?”, capito? E i ruoli si invertono, capito? Ecco due ruoli, non c’è la via di mezzo, la razionalità, il buon senso.
Ed è così che vive questa persona dipendente, cioè dalla manipolazione e giustificazione fino, per così dire, alle prediche, ai processi educativi, un eccessivo consigliere, sua maestà, sì. Ecco cos’è un dipendente in generale.
Se parliamo dal punto di vista medico, il nevrotico ha le sue specificità, il suo carattere. Cioè, non è questa storia. Da tutta questa storia, la vostra storia è qui, così. Capito? Lui consuma, cosa consuma, lui là gioca, lui là è fissato con una ragazza, consuma una relazione con lei, e così, capito? Lui là rimane al lavoro tutto il tempo, cioè si è nascosto da tutte queste difficoltà.
Anche se in generale bisognerebbe sistemare tutto gradualmente, per essere una persona saggia, ecco tutto. La saggezza, queste persone ce l’hanno? Forse non so, prima me lo dicevano i genitori, probabilmente è una storia presa dai film americani, sì. E probabilmente anche in Russia questa storia è molto sviluppata in molte famiglie. Cioè, a una certa età, 14 anni, lasciano andare la persona, lavora, guadagna da qualche parte, a volte arriva persino a questo assurdo, mi sembra, sì, che la stanza in cui vivevi a un certo punto inizi a pagarla ai tuoi genitori. Qualcuno si è imbattuto in questo, probabilmente sì, l’avete visto in TV, succede. Beh, probabilmente non l’avete visto, non vi conviene vederlo, avete cambiato subito canale, capito? “Dobbiamo vedere le notizie.”
Beh, comunque, arriva a tali cose e questo in realtà da un lato sembra veramente assurdo, ma dall’altro lato è una necessità che, diciamo, aiuterà tutti noi, aiuterà i nostri figli, cioè dobbiamo lasciarli andare in questa vita perché la sentano. Perché anche se, diciamo, oggi li proteggiamo, a un certo punto siamo tutti mortali, moriremo. Cosa deve fare questa persona in questo oceano? Prendere colpi a 30 anni?
Conosco persone di cinquant’anni, lì… ci sono miei parenti, sì, hanno più di 50 anni, che hanno divorziato 10-20 volte, capito? Senza un posto di lavoro fisso, capito? Cioè, se ne è sempre occupata o la madre o la sorella o qualcuno, cioè, capito? Per lo più la parte femminile se ne occupa, e tutte queste persone si sono sistemate, anche la madre, e questa persona vive così, capito? Semplicemente esiste e basta, capito? E non di più.
E là anche lui, guardi, è un consigliere del villaggio, capito? Sì-sì, un consigliere del villaggio. In breve, ha tutte le risposte a tutte le domande, anche lui. E se gli chiedi, ha qualche pratica? No, non ha nessuna pratica. Beh, ha una memoria eccellente, ha memorizzato ovunque dove ha bevuto tè, mangiato plov, ha memorizzato tutto. E così trasmette, capito? Come una radio popolare, ma lui stesso non comprende niente, tutti i dettagli, le insidie in un certo tipo di attività.
Così funziona spesso, quindi affinché nella nostra situazione, diciamo, non succeda questo, perché qui c’è l’egoismo, sia da una parte che dall’altra, è sviluppato, coltivare questo egoismo, questo egoismo al massimo grado è egocentrismo, quando a ognuno sembra che il mondo giri davvero intorno a lui.
Non gira intorno a nessuno. Ecco, vi ho sempre fatto un semplice esempio. Siamo seduti qui in questa stanza, sì, tutti insieme, me compreso. Immaginate semplicemente che in questo momento stiamo lasciando istantaneamente questa vita. Là fuori, qualcosa sta cambiando? No, niente cambia. Solo a casa nostra, un po’ di dolore per un po’, secondo il regolamento di quanto tempo di solito dura, e tutto, la vita continua.
Ecco il nostro significato in questa vita. L’unica cosa che rimane è la traccia di ciò che hai lasciato di te, che memoria hai lasciato di te, chi eri veramente. Beh, alla fine, così succede, cioè ovunque l’accento… Ricordate, [musica] l’ostinazione, la caparbietà, questo egocentrismo insieme all’orgoglio, dietro cui si nasconde una bassa autostima, formano, beh, non dirò permissività, ma chiamiamola arbitrarietà, a modo proprio, e questa “arbitrarietà” spesso non ha disciplina, struttura di pensiero, struttura di comportamento.
Vai a sistemarti da qualche parte, inizi subito a guardare quanto guadagna il direttore, capito? Sì, spesso succede così. Dove stai guardando? Guarda quanti anni lavora questa persona. Anche se l’hanno messo, guarda, sì, che qualità ha? Qui la cucina a qualcuno, ecco, così respinge, capisci?
La cosa è che… essere responsabile per se stessi e anche per qualcun altro, la maggior parte non ama essere responsabile per qualcun altro. Questa è, sai, la storia quando ti dicono “Mi senti?”, “Sì, ti sento”, “Io scomparo e tu senti”, “Non faccio male a nessuno”, capisci?
Non ragioniamo così. Se un membro della mia famiglia soffre, mi fa male perché a differenza di te, provo empatia e compassione per i miei cari. Tu non le hai perché sei un egoista completo, capito? Ricordalo, ti si avvicineranno, beh… Questa cosa così non funziona in realtà.
La compassione esiste, l’empatia esiste. Quando inizi questo percorso di dare, di aiutare, di empatizzare, c’è una sorta di comunità, c’è un lavoro insieme all’interno della famiglia, il concetto di valore familiare. Non è solo “Ho una famiglia, loro hanno me, è fantastico che non sia solo.” No, è un lavoro interno, è un lavoro. E quando fai questo lavoro, il valore di questa famiglia aumenta davvero per te. La apprezzi non come “Mi mancano”, poi “Beh, mi hanno un po’ stancato”, poi “Mi mancano di nuovo”, poi “Mi hanno stancato di nuovo”, in breve, “Vado dai miei amici.” Non così, sì? Cioè hai una struttura e per la maggior parte dare implica fare alcune cose che non vuoi fare perché hai responsabilità. Piangerai per la famiglia?
Beh, queste sono sfumature, sì. Ed ecco la domanda, guarda, di cosa si tratta: ho parlato di molte cose ora, è stata un’intera dissertazione, e questo è ciò che ti aspetta quando uscirai da questa storia dove c’è il consumo, dove c’è l’irresponsabilità, dove c’è, diciamo, un certo tempo di filosofia, ed ecco che ne esci, da questo, sì, e ti accoglie questa storia, e quello che ho toccato qui è solo una piccola parte di ciò che incontrerai nella vita, una piccola parte, nella vita con te stesso, non là, questo è tutto in te, con te accadrà, il mondo è com’è. Non c’è differenza. I luoghi cambieranno, ma tu non cambierai perché i luoghi cambiano.
Come sei qui in questa stanza, se ora ti portassi al Ministero, le emozioni svanirebbero in 3 giorni e saresti lo stesso ragazzo. Non c’è differenza. Se volassimo ora su un’isola con qualsiasi di voi, al terzo giorno sareste la stessa persona noiosa e senza senso. Non c’è differenza da come sei stato, sì, da come sei arrivato qui quando là nel ristorante ti sei ubriacato. Almeno sei arrivato al ristorante, o sei già sceso in un bar all’angolo, lontano dalle mogli, in posti normali, hai celebrato. “Buono, buono, usciamo, andiamo.” “Non andiamo!” “Perché?” “Vai tu per primo.”
Beh, questa è la storia, sì, all’uscita, tutti questi problemi, quindi hanno riassunto questi problemi nel contesto di una malattia bio-socio-psichica, capito? Ma in ognuno di questi punti c’è un lavoro molto serio e ogni sua ramificazione, questo non significa che dico che tutti hanno lo stesso problema, capito? Ognuno ha le sue storie, diciamo, alcune dominano, in altri dominano meno, ma in generale, biologicamente, la salute, i nervi, il sistema nervoso, tutta questa storia, tutti ce l’hanno.
Socialmente non prendiamo nemmeno là le conseguenze, là il tipo di vita che conducevano, ma semplicemente il concetto di socializzazione. In generale, vi soddisfa il ruolo che avete nella società? Questa è una domanda che faccio semplicemente perché molti consumano, diciamo, o trovano conforto… e anche questa è una delle cause. Cioè, a molti, quando li ascolti, la loro vita non li soddisfa, la loro posizione nella vita non li soddisfa, non vogliono essere rispettati, capito? E su questa ossessione semplicemente si pressano.
Ecco la domanda per ognuno di voi: vi soddisfa chi siete? In PNL c’è un buon concetto, il concetto di “IO”, cioè come mi vedo nella società e come penso che la società mi veda. Questo è molto importante: se queste due domande non coincidono, allora c’è tensione, allora c’è meth, c’è lirica [oppiacei], c’è tramadol, c’è shabù [metanfetamine], cambio la mia coscienza e mi sembra di essere diverso, un sognatore, capito? È la canzone.
Ecco questa storia. Cioè, se queste due domande non coincidono, cioè chi ti vedi e chi ti vede la società come ti sembra. Perché in ogni caso ti confronti con l’opinione della società, da qualche parte succede. Beh, molto, certo, viene immaginato da voi. A volte succede che non è così. “Saluti”, ti lanciano, volevi dire qualcosa, ti hanno interrotto, non ti hanno risposto, “Oh, sono un disgraziato, un fallito,” capito?
Beh, questa è tutta sospettosità, e bisogna capire che… ecco, la sfera biologica, questo nevrotico è presente, sì? L’ipersensibilità, la tendenza a supporre il peggio. Cioè, questo viene da lì e allo stesso tempo il fattore psicologico, cioè psicologicamente puoi semplicemente come comportamento, beh, e allo stesso tempo aggiungere un po’ di psichiatria, perché a volte quello che dite è più adatto là, alla psichiatria.
La spirituale, nel contesto della spiritualità, non implica, diciamo, là, convinzioni religiose, è semplicemente sulla relazione con te stesso. Sei spirituale in relazione a te stesso? Anche dal punto di vista dell’Islam, sì, il tuo corpo ha un obbligo nei tuoi confronti, un diritto su di te, cioè devi trattare nel miglior modo possibile questa salute, questo corpo che ti è stato dato. Cioè, devi… beh, per questo dovrai anche rispondere, per il tempo dovrai rispondere, per tutto devi rispondere. E di come ti sei rapportato a te stesso. Se vivi continuamente di piaceri, diciamo, vivi di piacere, “Non posso pensare,” beh, sei spirituale, capito? Beh, come capire, una persona spirituale che si autodistrugge? Che spiritualità ha? E che cosa stai condividendo, semplicemente cosa puoi condividere? Non hai pratica su te stesso.
Tutto qui, la domanda si conclude. La psicologia, in generale, nella sua base, anche la biologia non la prenderò, siamo persone sospettose del Caucaso, questo è molto diffuso, da noi la dipendenza più terribile, veramente lo è, è la dipendenza dall’opinione delle persone, l’insoddisfazione per l’approvazione della società, il riconoscimento da parte della società.
Spesso inizia in famiglia, quando i nostri cari un po’ in questo contesto, tipo anni ’90, vogliono motivarci, sì. Portano esempi, beh, in qualche modo, diciamo, motivano in modo sbagliato, sì, per la loro ignoranza, diciamo, senza secondi fini. E questo è anche, sì, su alcuni ha un effetto positivo, sì, sviluppa una sorta di “rabbia sportiva”, ma su altri, per così dire, ha l’effetto, sì, che lo abbatte ancora di più. Gli dici “Sei un debole?” e lui pensa “A quanto pare sono un debole”.
Cioè, tu che sei una straccio? Capito? E lui è del tipo “Probabilmente sei una straccio. Capisco che se ne parla spesso.” “Guarda quello, guarda l’altro, sì.” “Vedi, ce l’avevi?” “Sì, ce l’avevo. È comune.” “Guarda lui, guarda quell’altro.” E tu vuoi dire “Sì, ma quello è un idiota, lo conosco,” capito? Perché sai di lui. Beh, comunque, questa è la storia, sì.
Perciò tutti questi fattori hanno il loro posto e, come dico ancora, la scala di questo problema, ed ecco la più, sì, capito? Ecco questa oasi, quattrocchi, sì? Un’oasi, sì? Quattrocchi, è andato a consumare e si è nascosto, capito? Hai visto quelli che giocano al casinò, capito? Lì c’è anche il suo mondo, si è chiuso lì, in breve, e tutto. E tu là stai risolvendo, pensi di poter prevedere, capito? Battere questo sistema, in breve, capito? Che è formato sui, capito? “Senza un tonto, la vita è piatta [gioco di parole russo]”. Beh, in generale, tutti questi problemi sono ciò che vi aspetta, tenete presente.
Ecco di cosa si tratta tutta questa dipendenza, ecco, qui il consumo è un sintomo, cioè uno dei sintomi derivanti. Cioè, ecco dove sei fuggito, ecco tutto. Sei fuggito lì e là spegni, spegni, spegni, hai semplicemente un problema mortale aggiuntivo, diciamo, che è apparso all’uscita, tutti si confrontano con questo e perché poche persone lasciano, diciamo, sì, e sono riuscite a superare questi processi, perché per la maggior parte, non dirò che manca il coraggio, perché sarebbe scorretto, capito? Qui non si tratta di coraggio, non guardare mai attraverso il contesto del coraggio, qui ormai è, diciamo, davvero una sorta di ingestibilità.
Ecco la cosa più importante, probabilmente, che manca, sì. Ecco, il superamento è semplicemente ascoltare e fare ciò che ti viene detto e all’uscita e in seguito, non parlo di me, là, nel contesto padre, madre, società, ciò che dice, ovunque i segni sono già segnati, dove andare, dove non andare, non guidare contromano. Beh, ecco, puoi essere, ecco, di quelli che seguiranno, sì, abituarsi a seguire, e sarai, diciamo, socialmente accettabile e in sicurezza, diciamo, almeno da tale stupidità e follia. I casi di forza maggiore. Oppure puoi, diciamo, sì, continuare questa storia, un artista libero. Beh, non so, in generale, non mi piace questa storia, anche sulle strade mi piacciono solo quelli che guidano secondo le regole, perché io viaggio con la famiglia, non voglio, capito?
Ecco questo il suo “Sono scappato”, “Mi sono infilato”, “Sono sorpassato”, questo non mi interessa, capito? E poi “Non è stato intenzionale”, “Accidentalmente”, queste storie, in breve, diciamo, sono discutibili. Ora le emozioni passeranno, chiariremo, capito? Cioè, voglio che le persone che guidano secondo le regole, che rispettano le regole, semplicemente mi circondino, circondino la mia famiglia. Ecco com’è. E questo è tutto, penso che anche voi lo vogliate. E se lo volete per voi stessi, allora anche voi cercate di dare qualcosa, capito?
È chiaro, sì, cos’è, sì, diciamo, la dipendenza stessa, approssimativamente, il resto vi raggiungerà quando uscirete di qui. Là passeranno questi vostri 2 anni di astinenza luminosa, e dopo 2 anni inizierai a capire cosa sta succedendo, come sta succedendo. Quindi il tempo più facile e il più, da un lato, diciamo, sensibile è proprio questi primi 2 anni, beh, poi va diminuendo, diminuisce. Beh, di conseguenza, voi… beh, sembrano difficili, ma in realtà non sono difficili, e poi sarà più difficile. Beh, qui sembra anche difficile, sì? Non c’è nemmeno questo, e là al contrario sarà difficile, come… beh, là lo sarà, sì.
Beh, a qualcuno sembra che qui sia difficile, capisci? Semplicemente alzarsi in tempo come tutti noi ci alziamo. Beh, io mi alzo così, non ho opzione. Come voi là, non mi alzerò oggi, capito? Sì? Bambini, famiglia, sì? La mia famiglia nessuno la nutre, nutro io, quindi, beh, devo alzarmi, devo muovermi, quindi se tutta questa è la difficoltà, sì, sì, con gioia verrei qui, ragazzi. Questa è la storia, perché là nessuno farà i miei affari. E i vostri, evidentemente, qualcuno li fa, visto che siete qui.